Me lo dice così, con le parole che le vengono fuori insieme alle briciole del muffin ai mirtilli e le virgole che si tuffano nella tazza del caffè.

Me lo dice in quattro frasi. No, cinque.

Non vorrei ascoltarla, ma ormai è troppo tardi. Le parole s’insinuano dentro di me e mi trafiggono. Quando arriva il momento peggiore del racconto

…corpo ritrovato nella stanza di un motel, la ragazza era sola…

… mi muro dentro e sbarro le porte. Annuisco come se ascoltassi, come se comunicassimo, ma non è così e lei non se ne accorge.

Non è bello quando le ragazze muoiono.

wintergirlsScrivere di Wintergirls è un compito difficile.

Mi sarei voluta  acciambellare nelle parole della Anderson, come quando si è tristi e si mette su la musica più malinconica che si riesce a trovare.

Sarei volentieri rimasta muta, dondolandomi appena e pensando alle Ragazze d’Inverno e alla loro guerra. Invece, mi sto facendo forza perché ve ne voglio parlare.

Perché quando un libro ti fa inondare gli occhi di lacrime senza che nemmeno te ne accorga, non è giusto tenerselo per sé e anche se non sarà un recensione ‘professionale (perché le mie recensioni lo sono mai state?) voglio condividere questo momento.

Premetto che non l’ho ancora finito, e sono stata un paio di ore raggomitolata sotto il piumone, con la pioggia che batteva forte contro la finestra. Il finale lo voglio tenere ‘solo per me’. Poche pagine che assaporerò stanotte.

La storia di Lia è una stanza buia, una porta senza maniglia, un battito di cuore accelerato.

Una vita intrecciata ad un’altra, quella di Cassie. Due anime legate da  un’ossessione e un giuramento a cui tenere fede, un patto di sangue.

I capitoli del libro sono scanditi non da numeri, ma dall’ago di una bilancia, anch’essa  protagonista di questa storia. La bilancia e il cibo, i suoi profumi e la sua consistenza e l’incanto che produce su una persona come Lia, che vede il cibo come il peggior nemico al mondo. Un veleno che può scegliere di non ingerire, un modo per avere controllo. Mentre è impossibile avere il controllo sui propri genitori che litigano e poi divorziano e un po’ la dimenticano persi a rincorrere ognuno la propria carriera e le seconde nozze del padre e l’incidente in auto e. Un turbinio di cambiamenti e la testa leggera come un palloncino e una sola costante.  L’ago della bilancia che scende e scende.

Una poetica da fondale marino, di fantasmi con branchie e corsetti d’ossa troppo stretti attorno al cuore.

Lia, così spietata con sé stessa e il suo corpo e dolcissima con la sorellastra Emma per cui prepara biscotti e si inventa giochi.

Io non so se Laurie Halse Anderson abbia vissuto l’anoressia. Se è stata a contatto con qualcuno che ne soffrisse. E’ certo che alcuni pensieri sono talmente profondi che è difficile immaginare il contrario. Sono pensieri che difficilmente si ha voglia di tramutare in vere parole. Scalfiscono come la lama più affilata. Negli anni ho letto parecchi libri su depressione, disturbi alimentari in genere e credevo di essermi costruita una ‘corazza’. E invece no.

Per questo lo consiglio, perché pur nella disperazione, è un libro che con poesia tocca argomenti ancora troppo bistrattati. Perché li racconta bene e aggiunge emozioni al proprio cuore.

Wintergirls di Laurie Halse Anderson è pubblicato da Giunti.

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