Catastrophe – quella serie che all’ultima puntata ti rende sboccato come Q*Bert

C’è che  capitano delle giornate – molte, diciamo pure troppe – che la noia mi assale e non è che non avrei nulla da fare ma è proprio la stuffia addosso. Presente? Quindi, pesco a caso tra nuove serie televisive e a volte mi va male, altre decisamente meglio, come nel caso di Catastrophe.

La serie, che è uscita praticamente ovunque nel mondo tranne che in Italia, parte in sordina e cresce fino ad arrivare al finale che #@!!!## e non vedi l’ora che arrivi ottobre 2015 per sapere come va avanti. Ma andiamo con ordine. Ché poi mi incasino, ché poi non ci capite nulla.

Iniziamo da quella idea farloccona del salto della quaglia.

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La sera che ho visto Mad Max Fury Road

Quando vivi fuori – ma fuori fuori – dalla “grande città” ogni cosa può prendere la piega dell’avventura. Perciò quando si decide con un amico di andare a vedere Mad Max Fury Road a circa un mese dall’uscita, questa, diventa un’impresa. Prima di tutto il film in questione non è in programmazione più in nessun modo  luogo lago il mondo l’universo CINEMA, questo ha tolto un sacco di opzioni lasciandoci solo quella di andare in città e che siccome che sono cecata (vedere immagine illustrativa) avevamo ancora meno scelta e dovevamo cercare spettacoli in 2D. Siamo partiti dal paese per lo spettacolo delle 22,30. hqdefault (altro…)

Scusa! Mi è entrata una bruschetta nell’occhio – di quanto ho pianto per le serie tv quest’anno

Siamo in quel momento di passaggio di testimone tra una serie televisiva e l’altra. Finisce Game of Thrones, ricomincia True Detective. Termina Orphan Black, si parte con Defiance. E così via.

Insomma, il mio carnet di ballo non è mai vuoto. Ohohohoh.

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Perciò, faccio un recap decisamente personale, parlandovi delle serie le cui stagioni di questo semestre, mi hanno addolorata di più.

Questo post è da qui in poi, potenzialmente ad alto rischio di spoiler, ma se non vi frega nulla degli spoiler, andate avanti in pace.

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Cucumber + Banana + Tofu – e non è una ricetta vegan

Parlare delle serie create da Russel T. Davies, Cucumber, Banana e la web series Tofu non è semplice. E non perché le parole per descriverlo mi manchino o perché ormai, a tre mesi dalla sua conclusione, si è già parlato e detto tanto, ma semplicemente perché sono telefilm che mi hanno toccata profondamente. Ogni aggettivo mi sembra vuoto e dire che queste serie che trattano tematiche LGBT, ma che in realtà coinvolgono ogni tipo di “diversità” e ogni tipo di discriminazione, insomma, etichettarle come coraggiose… diviene superfluo e quasi insultante. Perché l’idea di Davies è molto di più, travalica l’idea di sessualità e diversità e morte e cordoglio. Insomma. Continuate a leggere e vediamo se riesco a spiegarmi.

Già vi avverto, ma lo rifarò anche in seguito, che questo post trasuderà spoiler e lacrime.

Cucumber Channel 4

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#frullìbrio – quella roba lì che mi frullava fra le mani

Io ho amici belli ma proprio belli che mi mandano immagini e video che poi entrano nel mio immaginario e a volte, nei miei peggiori incubi notturni.

Ho un amico in particolare che oltre ad essere un ottimo scopritore di caz**te bellissime è anche un creativo con i contro fiocchi, che rimani a bocca aperta. E io sono molto orgogliosa di conoscerlo e perciò conoscetelo anche voi a questo awambawamb. E sono anche molto orgogliosa di ricevere video come questi:

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Raised by Wolves – lalalalalallalalalalaaa

Raised by Wolves

Partiamo subito dal fatto che sono settimane che non riesco a togliermi la sigla di questo telefilm dalla testa. Sarà per il testo – lalalalalalalalalala lalalala lala lala laaa lalala lala la – facile da memorizzare o chessò io ma intanto è qui. Incollata.

Continuiamo anche dicendo che ho finito da poco di vedere la prima stagione di sei episodi e già mi manca.

Sto parlando di Raised by Wolves, serie televisiva inglese, divertente, sopra le righe e con una colonna sonora che spacca. Scritta dalle sorelle Caitilin e Caroline Moran, la serie racconta l’adolescenza delle due trasportata ai nostri giorni ottenendo un risultato davvero piacevole.

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Attrici e autrici insieme!

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Mia sorella è una foca monaca di Christian Frascella

“Picchiato da un imbecille fanatico di Terminator; umiliato  per via d’una zoccola; minacciato da un padre alcolista e scansafatiche; fratello di una monaca di clausura fuori di testa; figlio di una madre fuggita con un giovane addetto alla pompa; potenziale squartatore di pesci; in più, stanco, lurido, ammaccato. Nah, non c’era mica giustizia. La mia vita non procedeva per il verso giusto.”

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13 di Jay Asher

Raccontare una storia a volte è salutare. Raccontare una storia, estranea, rende liberi. Ma se ti incatenasse maggiormente a quella che è una realtà? Se servisse solo ad esprimere e spiegare quel che è già un fatto?

Clay Jensen tornando a casa da scuola, trova un pacchetto, non più grande di una scatola di scarpe, sulla porta di casa. Ricevere posta inaspettata può essere piacevole, rendere la giornata migliore o renderla un incubo. Clay non è stato l’unico e non sarà l’ultimo a ricevere questo pacchetto.

13. Persone. Storie. Intrecci. 13 passi verso l’abisso.

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