L’esame finale: La Grande Bellezza

Questo testo è scritto a sei mani, da Daze, Yali e Irene originariamente l’8 marzo 2014.

Ci siamo prodotte in un esercizio stilistico che speriamo vi possa far ridere, ma non solo.

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Aula magna. Tavolo rettangolare al centro della stanza. Dietro al tavolo, la commissione d’esame. Di fronte al tavolo una sedia vuota.

Personaggi: Presidente della commissione, Esaminatore 1, Esaminatore 2, Paolo Sorrentino.

Presidente: Entri, Sorrentino Paolo.

P. Sorrentino: (entra, fa un cenno di saluto e si siede)

Presidente: (apre il libretto e si abbassa gli occhiali sul naso) Vedo che qui abbiamo dei 18, quindi insomma… La media è quel che è. Non so lei a cosa aspira.

P. Sorrentino: (in un sussurro) Alla Grande Bellezza. (fa un sorriso sornione)

Presidente: Cosa?

P. Sorrentino: Niente, niente… Dicevo che con il mio progetto La Grande Bellezza, aspiravo a presentarvi la mia visione del Cinema, del Mondo e tutto il resto. Cit. (sghignazza)

La commissione confabula e il Presidente, riprende la parola.

Presidente: Ambizioso. Cominciamo pure. Vedo che per recuperare la sua media piuttosto deludente, ha inserito in questa Grande Bellezza tutte le  conoscenze cinematografiche acquisite nel suo percorso di studio. Ci esponga le tecniche che ha utilizzato e attribuisca ad ogni scena menzionata, la paternità stilistica da cui ha tratto ispirazione.

P. Sorrentino: Cioè. Perché. No. Allora. (si riprende dall’imbarazzo) Il film comincia con una serie di riprese a volo d’uccello. Un coro intona un brano di David Lang.

Esaminatore 2: Ed è lì, che davanti alla grandiosità di Roma, la morte si compie e un povero turista giapponese, sopraffatto dalla Grande bellezza, muore.

Esaminatore 1: Seh, la Grande Calura.

P. Sorrentino: No, va beh. Anche. (dice gesticolando) Comunque si passa a una festa…

Esaminatore 2: Sì, ma prima soffermiamoci ancora un momento sulla scena iniziale. Un giapponese muore a Roma intanto che risuona una melodia cantata in tedesco. Cosa ci vuole comunicare? (gli occhi pieni di speranza)

P. Sorrentino: Ma… ci stava bene. Avevo questo amico venuto dal Giappone e gli ho detto, Dai! Ti faccio fare una scena nel mio film! E poi, Roma… i turisti giapponesi… la fotografia… ci sta. Comunque, dicevamo la festa…

Esaminatore 2: Eh, si. La contrapposizione tra Vita, Morte, Giorno, Notte…

P. Sorrentino: Si, ‘na festa. E poi, chi l’ha detto che l’amico mio è morto?

Presidente: Va beh, ma andiamo avanti. Sorrentino, la prego, prosegua col film.

P. Sorrentino: Sì, allora. La festa. Pacchiana, rumorosa, opulenta. Un momento importante della vita del protagonista, compie 65 anni. Lo conosciamo proprio in mezzo al frastuono. Nonostante la crisi…

Esaminatore 1: Ah, poi se vogliamo arruffianarci la commissione toccando il delicato e ampiamente sfruttato tasto della crisi… facciamolo, eh. Però…

P. Sorrentino: No, vabbuò. La crisi non c’entra un cazzo. Però veniamo a conoscenza del protagonista.

Presidente: Bene. Ma che stile ha utilizzato per questa festa?

P. Sorrentino: Colori saturi, per rappresentare la nausea e l’opulenza. Poi ci ho messo un po’ di fig… eh, figure femminili, la classica reduce da reality, ricchi annoiati, il trenino che manco a Capodanno, donne disilluse di una certa età, il regista fallito e la nana.

Esaminatore 1: Immagino che a questo punto, arriverà la citazione felliniana.

P. Sorrentino: (si illumina e con entusiasmo risponde) Bravo!

Esaminatore 1: (alza un sopracciglio) Ma bravo a chi? Vada avanti Sorrentino, per cortesia.

P. Sorrentino: Sc… sc.. scusi. Dicevamo. Fellini.

Presidente: Eh, Fellini.

Esaminatore 1: Sì, Fellini

Esaminatore 2: Ah, Fellini!

P. Sorrentino: Fellini. Fellini l’ho scelto sostanzialmente perché… (pausa) Piace.

Presidente: Non ha altro da aggiungere?

P. Sorrentino: Boh, a me non piace, per esempio. Però, vabbuò. Dopo, dopo c’è la scena col giardino e le arance per terra. Un omaggio a Tornatore con un bel piano sequenza. E le arance. E Gep che guarda il convento in una citazione di Storia di una Capinera.

Esaminatore 2: Ma di chi, Verga?

Esaminatore 1: Ma no, starà parlando del film… del regista, Coso…

P. Sorrentino: (alza un dito, timidamente) Zeffirelli…

Presidente: Ma si, dai Coso! Quello dei Promessi… No. Di Giulietta e Romeo…

Esaminatore 2: Sì, dai. Coso…

P. Sorrentino: (sbotta) Zeffirelli!

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La commissione ammutolisce.

Presidente: Va beh, andiamo avanti.

P. Sorrentino: Sì, andiamo avanti perché a questo punto mi sono buttato su Kubrick.

Esaminatore 2: Il Kubrick di Barry Lindon!

P. Sorrentino: Bravo!

Esaminatore 2: Grazie!

P. Sorrentino: Carrellate a distanziare, a scoprire, verso il basso…

Presidente: Sì, insomma. Ha capito il concetto di carrellata. Andiamo avanti.

P. Sorrentino: Sì, vabbuò. Sa, mi faccio prendere dall’entusiasmo.

Esaminatore 1: Sì, ce ne siamo accorti Sorrentino.

Esaminatore 2: Ma lascia che si entusiasmi! Per esempio (scorre gli appunti) la scena dell’artista concettuale, tra figli dei fiori e luce dell’alba…

P. Sorrentino: (alza il dito) Del tramonto…

Esaminatore 2: Sì! Del tramonto! È così… vera. Così…

P. Sorrentino: Vera. Infatti. Ho trovato questa, che pigliava a craniate il muro, allora le ho chiesto di partecipare al film, anche come omaggio ai fan di Harry Potter… La stazione, il binario 9 e 3 quarti, quelle cose lì insomma.

Esaminatore 2: Geniale.

P. Sorrentino: Grazie!

Esaminatore 2: Prego! In più, nella scena dell’intervista, ha catturato esattamente l’ansia dell’essere giudicati. E non posso che ribadire, bravo!

P. Sorrentino: Grazie!

Presidente: Ha qualcosa da aggiungere?

P. Sorrentino: Beh, che a me comunque, quest’artista non me piace… Però, però. C’è un altro regista a cui mi sono ispirato e che mi piace proprio. Risi! Avete presente Tina Pica?

Esaminatore 2: La Filippina!

P. Sorrentino: (si ferma riflettendo) Non so mica se è Filippina la Tina Pica… Ma i dialoghi tra Gep e la domestica, come quelli della Pica con De Sica, sono un omaggio al neo realismo italiano di Risi! Un momento di normalità e di pace nella vita del protagonista. Un’ancora.

Presidente: Spunto molto interessante. Ma adesso arriviamo al primo salotto tra intellettuali.

P. Sorrentino: Che non era un salotto ma era la terrazza di Gep.

Presidente: Sì, va beh. È un’espressione.

P. Sorrentino: Sì, sì. Ma non era il salotto e io vorrei che fosse chiaro. Comunque in questa scena, la parte importante è nella sceneggiatura.

Esaminatore 1: In che senso?

P. Sorrentino: Nel senso che si introducono i personaggi, le dinamiche, il degrado…

Esaminatore 2: E poi Gep…

Esaminatore 1: Chi è Gep?

Esaminatore 2: (infastidito) Ma il protagonista, no? Comunque, dice una cosa bellissima, che dovrebbe adattarsi a ogni età: La più consistente scoperta che avevo fatto dopo aver compiuto 65 anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare. Ah!

P. Sorrentino: Eh. E poi, poi… ho aggiunto il nuovo status symbol del 2000, i social network!

Presidente: La critica, ai social network.

P. Sorrentino: No, i social network!

Esaminatore 2: Con tutte le sue contraddizioni.

P. Sorrentino: Bravo!

Esaminatore 2: Grazie!

Presidente: (guarda i due con un po’ di fastidio) E poi, c’è un altro importante elemento narrativo: la musica.

Esaminatore 2: Splendida!

P. Sorrentino: Grazie! Ma non l’ho composta io, che non si dica che prendo i meriti degli altri, ah.

Presidente: Sì, l’avevamo capito Sorrentino.

P. Sorrentino: No, ma ci tengo a precisare. (accavalla le gambe con dignità)

Presidente: La musica.

Esaminatore 2: Esprime sacralità anche sulle scene più effimere e che inneggiano alla decadenza.

P. Sorrentino: Non avrei potuto dirlo meglio… Bra…

Presidente: No, basta!

P. Sorrentino: Vabbuò. A questo punto ho inserito un simbolo universale: le scale.

Esaminatore 1: si… (si accascia sulla sedia) c’è chi le scende, c’è chi le sale.

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Presidente: Per favore, collega…

P. Sorrentino: Sì, però… ci dovevo mettere Dario Argento e ce l’ho messo sulle scale. Più e più volte. E riprendendo le parole della Presidentessa, direi che a questo punto entra in scena un altro protagonista. Il passato di Gep. Infatti, riemerge il suo primo amore. Che però è morto!

Esaminatore 2: Ah! La morte!

Esaminatore 1: Le morti, in questo film è pieno!

Esaminatore 2: Di morte?

Esaminatore 1: No, di morti! Cinque morti in due ore e mezza.

Presidente: Cinque? Ma io ne avevo contate 3!

P. Sorrentino: (alza il dito) No, ma veramente…

Esaminatore 2: Io mi ero fermato a due…

Presidente: Aspettate. Il giapponese, il primo amore…

P. Sorrentino: Allora! Una volta per tutte! Il-Giapponese-non- è-morto! Ma comunque non è il numero di morti l’importante. Il concetto di morte è importante. La morte è nazional popolare!

Esaminatore 2: Bravo!

Esaminatore 1: No, veramente, bravo!

Presidente: Va bene, bravo Sorrentino. Ora ci spieghi il significato  della scena in cui una madre perde la figlia e da dietro una grata Gep sente una voce fanciullesca che gli parla.

P. Sorrentino: Boh (fa spallucce)

Esaminatore 2: Ma no, è chiaro. La bambina perduta chiede a Gep chi sia e nel momento in cui il protagonista tentenna, la bambina – di cui non vediamo il volto e questo è molto importante…

P. Sorrentino: Importante. Sì, importante.

Esaminatore 2: …si auto risponde dicendo che Gep è nessuno. In un momento di totale annichilimento della personalità sua, ma in realtà di ognuno di noi.

Una voce: (dal fondo dell’aula magna) Sti cazzi.

P. Sorrentino: (annuisce solennemente) E insomma mi avevano detto di metterci anche della nouvelle vague, ed ecco qui.

Presidente: Ok. (scorre degli appunti) Andiamo avanti. Come altro spunto sociale troviamo il maschilismo contrapposto alla critica al maschilismo. Insomma, Sorrentino, lei non può fare sempre la Svizzera!

P. Sorrentino: No, ma è che io non sono maschilista… ma c’ho questa amica che mi sta sulle… mi sta antipatica e ho voluto dirle tutta una serie di cose nel film senza fare il suo nome.

Tutti e tre gli esaminatori: Come su Facebook!

P. Sorrentino: No, perché adesso ditemi se non ho ragione. Questa è ricca, ha fatto tre figli che manco fossero la Cappella Sistina, ha scritto undici libri, undici! Libri di merda, ah, l’ho detto! S’è fatta mezzo mondo per arrivare dove voleva e fa pure finta di non sapere d’essere cornuta! Eh, che sarà!

Presidente: E certo che un po’, i nervi li fa venire…

Esaminatore 2: E magari essere Gep e riuscire a dire le cose così in faccia!

Esaminatore 1: In questo mondo di ipocrisia, dove si dice tutto e non si dice niente nessuno ha mai il coraggio di dire in faccia alle persone ciò che si meritano.

Esaminatore 2: Bravo!

P. Sorrentino e esaminatore 1: Grazie!

P. Sorrentino: Poi sta cosa che uno dice, è inutile che parli tanto non ti ascolta nessuno e invece no. Io ho voluto rappresentare questa mia ribellione alla sordità interiore con la presa di coscienza di uno dei personaggi e l’ho fatta nuotare nuda. Potevo farle mettere un costumino, ma no! L’ho spogliata di tutti gli orpelli che la società impone. E l’acqua…

Esaminatore 2: … ovviamente a simboleggiare la purificazione!

P. Sorrentino: Precisamente! Bravo!

P. Sorrentino: Ma andiamo direttamente a un incontro importante. Arriviamo al terzo protagonista del film, l’amore platonico.

Esaminatore 2: (con aria sognante) Ah, si… Ramona…

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P. Sorrentino: E Ramona, si. L’amore platonico, la voglia del protagonista di sco… scoprire una persona completamente diversa da sé e dal mondo che lo circonda. Gli fa aprire gli occhi, insomma.

Esaminatore 2: Eh, si… Ramona. Che è l’anagramma di Romana!

Esaminatore 1: E qui, la citazione mi sembra abbastanza scontata, La Traviata.

P. Sorrentino: Ma, si. Proprio traviata, no, dai. Non esageriamo.

Esaminatore 2: Ah, Ramona… (si perde un momento nei suoi pensieri) Ma alla fine, Ramona, come muore?

P. Sorrentino: Ah, questo ve lo spiego dopo! Ci tenevo a parlare di una delle morti.

Esaminatore 2: Il Giappo…

P. Sorrentino: Le morti certe! Andrea il nichilista. Chi non ne conosce uno? Cita Proust e poi muore. Ma la cosa importante è la rappresentazione, della morte. Come ci si comporta a un funerale. Come ci si veste e cosa bisognerebbe provare. Tutto questo condito da una regia alla Greenaway. Silenzio alternato a musica solenne. (conclude soddisfatto)

Esaminatore 2: Sì, ma dai, ce lo dica qual è in fondo il significato vero di questo pezzo in cui non sono i giovani ma gli anziani a portare il peso della bara sulle spalle.

P. Sorrentino: (tentenna)

Esaminatore 1: Non sia timido, ce la esponga questa critica feroce alla situazione italiana.

P. Sorrentino: Ah, beh, si. (si gratta la testa) che l’Italia è in mano ai vecchi, che la stanno portando alla morte e che i giovani non riescono a prendere in mano la situazione? (con dubbio)

Esaminatore 2: Bravo! E della giraffa? Che ci dice?

P. Sorrentino: Ah, la giraffa! Proprio alla giraffa volevo arrivare (scruta di sottecchi la mano su cui ha scritto appunti, si alza in piedi e recita) La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri, si è innamorata ieri e ancora non lo sa! (sorride compiaciuto)

Esaminatore 1: E mo’ Stefano Benni che c’entra?

P. Sorrentino: Era per introdurvi alla visione onirica della giraffa nel mio film.

Presidente: Sì, ma cosa rappresenta?

P. Sorrentino: Chi rappresenta, presidentessa!

Presidente: Eh. Chi? Non si azzardi a dire che ce lo dice dopo…

P. Sorrentino: No, no, no, no, no. Alla giraffa ci tengo. Con una scelta registica azzardata alla Win Wenders, la giraffa è Gep. Gep è la giraffa. Durante questo incontro. il protagonista è messo di fronte al suo distacco dalle emozioni e dalla realtà. Perché in fondo, la vita è tutto un trucco.

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La commissione rimane in silenzio.

P. Sorrentino: Vi ho stupiti, eh? (ormai tronfio continua) Ma adesso, parliamo della seconda festa.

Presidente: Al massimo sono io che le dico, ci parli della seconda festa.

P. Sorrentino: Sì, certo. Con la frase “I nostri trenini sono i più belli della città perché non portano da nessuna parte”… (si guarda intorno aspettando un suggerimento)

Esaminatore 1: A me ricorda Kusturica.

P. Sorrentino: Si, ecco. Appunto, volevo dire questo.

Presidente: Non ha nulla da aggiungere?

P. Sorrentino: A me Kusturica, non piace. Ma fa tanto colore.

Esaminatore 2: Un po’ come la scena col Cardinale! Nel giardino verde! Con tutte le signore vestite di blu, rosso, bianco…

P. Sorrentino: Vuoi non inserire la rappresentazione controversa della sessualità freudiana nei film Disney come Alice nel paese delle meraviglie?

Esaminatore 2: (lo guarda con aria interrogativa)

Esaminatore 1: Non mi dica che tutto questo è rappresentato da…

P. Sorrentino: Il giardino. Le signore tutte colorate, vestite come fiori. E il cardinale.  È vestito di rosso! La regina di cuori, no? È chiaro!

Presidente: Riflettendo appunto, sulla scena col Cardinale. Ma è sicuro che a lei non piaccia Fellini? Con quel prete sull’altalena…

P. Sorrentino: No, no. Qui, bisogna concentrarsi sul lato spirituale del protagonista non stare a guardare i preti sulle altalene, mi scusi! Gep, per la prima volta nel film , si preoccupa per la sua anima e lei mi guarda un prete sull’altalena, su. Come dovrei prenderla?

Presidente: Ce l’ha messo lei sull’altalena.

P. Sorrentino: Sì, ma ora non state a spaccare il capello in quattro.

Esaminatore 1: Ecco, a questo punto io, avrei fatto finire il film. Cioè con una frase come: Ci rimane ancora qualcosa da fare.  È meraviglioso il futuro, Stefania, io avrei finito il film!

P. Sorrentino: Eh, ma no! Perché lì finisce la vita dissoluta, da mondano di Gep. Poi arriva la parte spirituale!

Esaminatore 1: A tre quarti del film?

P. Sorrentino: Il processo è lento, faticoso e tortuoso…Come arrampicarsi su per una scalinata con i gomiti, come fa appunto la Santa!  non ci si poteva arrivare così, di botto. Infatti, il primo passo del protagonista verso la normalità è stare sveglio di giorno e rendersi conto che il suo vicino di casa era uno dei dieci più famosi latitanti nel mondo.  A questo punto del film assistiamo anche alla morte simbolica di Gep perché quando si accorge che anche la santità è stata mercificata sotto i suoi stessi occhi, si risveglia insieme all’ispirazione che per decenni l’aveva abbandonato.

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Esaminatore 1: Scusi Sorrentino, abbia pazienza, ora non mi dica che anche i fenicotteri hanno un significato.

P. Sorrentino: Avoja se ce l’hanno! Il fenicottero è il simbolo, inequivocabile del passaggio dall’oscurità alla luce e di nuovo siamo a citare Alice nel paese delle meraviglie. Perché alla fine, io non so se l’avete capito ma tutto il film è un enorme Paese delle Meraviglie. Fa paura, sgomento e attraverso buchi della serratura ci mostra scorci di incredibile bellezza. (si appoggia allo schienale della sedia e guarda uno per uno gli esaminatori dritti negli occhi)

Presidente: Un’ultima domanda, Sorrentino. Ma è autobiografica la crisi artistica di Gep?

P. Sorrentino: (si alza e li guarda) Voi vi meritate i cine panettoni. (esce di scena)

Esaminatore 2: (si alza in piedi applaudendo commosso) Bravo!

P. Sorrentino: (da dietro la porta) Grazie!

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