il divano rosso da cui ho guardato le migliori serie tv del 2015

Troppe serie tv, troppo poco tempo – una guida personale alle migliori del 2015

Guardo troppe serie televisive. Lo so, lo dico sempre, ma non lo dico per sentirmi parte di un gruppo o per fare l’hipster o nerd o come diamine potrebbe essere definito una/o che se ne sta acciambellato davanti alla televisione o pc a ciucciarsi ore e ore di telefilm.

Lo so che lo fate anche voi.

TROPPE. SERIE. TELEVISIVE.

TROPPO. POCO. TEMPO.

Allora, mi sono detta che una piccola e personalissima guida alle nuove serie del 2015, non sarebbe stato male farla. Anche se sì, questo è quel momento orgiastico di liste, classifiche e vattelapesca che non ho mai amato troppo. Ma un punto della situazione, non fa male nemmeno a me, perciò, via che si va.

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Anche tu Titus, muoviti!

Considerato che ho già tirato in ballo uno dei protagonisti, Titus Andromedon, cominciamo alla svelta con…

Unbreakable Kimmy Schmidt

La serie della mitica Tina Fey di 30 Rocks targata Netflix, segue le vicende di Kimmy Schmidt, ventinovenne scampata con altre tre donne, alla prigionia di una setta.

Nonostante l’incipit appaia cupo, non siamo sul set di Midwinter of the Spirit, ma a New York City nel mondo colorato, mai banale con spruzzate di musical e momenti surreali di Tina Fey che segue la crescita e l’evoluzione di Kimmy, ottimista incrollabile, attraverso le difficoltà e l’amarezza della vita d’ogni giorno e la terribile scoperta di cosa sia un selfie e di come farli.

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Perché Kimmy è stata rapita dal Reverendo della Setta quando aveva 14anni e non c’erano gli smartphone e diciamo che deve un po’ mettersi in pari con i tempi e lo farà, grazie al coinquilino Titus Andromedon, un eclettico attore/cantante/ballerino wannabe e la datrice di lavoro Jacqueline Voorhees, interpretata dalla Elaine di Ally McBeal.

Unbreakable Kimmy Schmidt è una pazzesca macchina da meme, con canzoni orecchiabili (e dai testi improponibilmente ridicoli) e frasi epiche diventate famose come slogan motivazionali.

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Cambiamo totalmente stile e toni con la prossima seria, invece, che si tratta di…

Mr Robot

È possibile che questa serie tv sia davvero il capolavoro del 2015, con momenti talmente alienanti da farvi estraniare totalmente dalla vostra stessa coscienza eppure così accurato nel descrivere procedure di hacking e nel descrivere quel senso di isolamento, ossessione e non appartenenza da far empatizzare totalmente con i protagonisti.

Insomma, talmente “assurdo” da essere totalmente realistico.

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La storia si concentra sulla doppia vita di Elliot Alderson, informatico sociopatico, schivo ma super educato nella vita di ogni giorno e stalker informatico dipendente dalla morfina nella vita privata. Punisce i cattivi hackerandone la vita e passa il tempo in un costante stato paranoide che lo porta a vivere momenti allucinatori estremi. Per complicare le cose, viene avvicinato da Mr Robot un anarchico fondatore di un gruppo di hacktivisti chiamato fsociety.

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Di più non vi dico, perché se non l’avete vista è giusto che scopriate l’atmosfera cruda e onirica allo stesso tempo che pervade tutta la serie. Un sogno che diventa incubo che diventa la vita reale.

però vi dico che una parte essenziale di Mr Robot è affidata alla colonna sonora e il mio momento ‘colpo di grazia’ arriva con la puntata 7 – eps1.6_v1ew-s0urce.flv – e Pictures of You dei Cure.

Se volete godervi tanta bella musica, quindi, vi consiglio di seguire questo link con la colonna sonora completa. 

Una menzione speciale va agli attori tra cui un rinnovato Christian Slater (accidenti se era bello in Schegge di follia…) e due tra le facce più inquietanti incocciate nelle serie televisive quest’anno (c’è chi ci farebbe su un bel post tipo, “le 5 facce più inquietanti dei telefilm del 2015”, per dire).

Rami Malek, visto anche nel videogioco Until Dawn

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che io comunque una bot… una… bottiglia di gassosa, gliela offrirei, ecco.

E lo svedesissimo Martin Wallström…

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va là… anche a te una bott… iglia di gassosa non la toglie nessuno!

Ma andiamo oltre! Altra serie, altro genere. E poi ditemi che sono monotona!

Master of None

In realtà, questa serie non mi attirava più di tanto, ma complice un amico che me ne ha parlato benino, complice Netflix e complice un raffreddore totale globale, alla fine, me la sono vista tutta in due pomeriggi.

E devo dire che, abbastanza a sorpresa, mi è piaciuta!

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Ta-daaaan!

The Master of None è una serie Netflix ideata da Aziz Ansari, il protagonista della serie e Alan Yang.

L’idea è molto semplice e la storia di Dev, un trentaduenne che cerca di diventare attore a New York, seppur banale sulla carta, ha davvero dalla sua una buona sceneggiatura.

In 10 episodi, vengono toccati vari argomenti dal punto di vista di Dev incentrati soprattutto sulle meccaniche di rapporti umani, sulla gestione di rapporti d’amore e amicizia, fino ad arrivare ad un momento di profonda riflessione e al cambiamento, tutto in un arco narrativo pulito, comico ma anche poetico e tenero.

Insomma, un telefilm che mi ha piacevolmente stupita per l’originalità.

Passiamo ad una web serie, molto divertente con cameo di un certo spessore per i nerdacchioni, che potrebbe esservi sfuggita. Sto parlando di…

Con Man

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Prima di tutto dovete sapere che, Con Man è scritto, diretto ed interpretato da Alan Tudyc. Sì, l’Alan Tudyc di Firefly. Non vi basta? È coprodotta da Nathan Fillion. Non vi basta nemmeno questo?

Beh, nella prima puntata c’è lui.

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Ah. Poi arriva lei.

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Se non avete detto “Uao! Allora me lo vedo subito!” non siamo più amici.

Tanto per dirvi, comunque, appare anche Nolan North che ha dato la voce solo a personaggi come Nathan Drake di Uncharted, per esempio.

Comunque, la storia, segue le vicende di Wray Nerely, attore di una serie cancellata sci-fi che porta a casa la pagnotta andando in giro per convention. È super divertente, le tredici puntate durano solo una decina di minuti l’una, perciò potete papparvi tutta la prima stagione in un paio di ore circa. Venduta?

Finisco con una commedia drammatica x3, di cui vi ho già parlato in lungo e in largo e si tratta di…

Banana/Cucumber/Tofu

Mi ha fatto piangere come un vitellino e mi ha fatto sorridere e mi ha incuriosito. Tre serie collegate, intrecciate, sviscerate.

Soggetto del mio secondo post su questo blog  è una serie a cui sono profondamente legata. Una serie complessa, coraggiosa.

Recuperatela e vi farete un gran piacere.

Dalle lacrime, passiamo all’amarezza e allo squallore della vita con…

UnREAL

Avete presente The Bachelor, reality americano sbarcato e affondato in Italia in meno di sei puntate condotte da Cristina Parodi, dove 25 ragazze si contendono uno scapolo d’oro? Ecco, UnREAL si basa proprio su questo: il dietro le quinte di un reality squallido e non privo di colpi bassi esattamente sulla falsariga della famosa trasmissione americana.

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UnREAL, mette in piazza le umane miserie, non solo delle concorrenti al reality Everlasting ma anche degli addetti ai lavori, in particolar modo della protagonista Rachel e lo fa in quel modo morboso da fascinazione da buco della serratura. E funziona, funziona benissimo. Perché nonostante la voglia di abbandonare mi abbia colta un paio di volte, poi, ne volevo ancora, volevo scoprire quale nuovo intrigo si sarebbero inventati i produttori del reality, quale altro peccato avrebbe ripreso la telecamera, come i protagonisti sarebbero riusciti a manipolare persone e situazioni e… spettatori.

In più, UnREAL è stato rinnovato per una seconda stagione.

E per ultima, mi sono lasciata quella che secondo i miei gusti è stata la vera e propria rivelazione del 2015 e sto parlando di…

Better Call Saul

Se avete amato Breaking Bad è probabilmente inutile dirvi quanto potenziale abbia Saul Goodman e quanto fosse necessario questo spin-off.

Better call Saul, ci porta a 7 anni prima che quel testina di Walter White decidesse di cucinare metanfetamine, quando Saul Goodman ancora si chiamava James McGill e credeva nel suo lavoro e nel diventare la migliore persona possibile. Beh, poi le situazioni precipitano me lui ci ha provato.

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Nei momenti in cui Walter White in Breaking Bad mi spaccava i meloni con la propria grettezza, solo due personaggi mi restituivano entusiasmo per la serie: Saul Goodman e Mike Ehrmantraut.

Quindi senza alcuna remora vi dico che Better call Saul è una serie assolutamente da recuperare, con attori di prim’ordine, una sceneggiatura perfetta, una colonna sonora stupenda e… sì. L’ho preferito alla sua serie madre.

(vediamo se il video del buon Goodman vi ricorda qualcuno…)

Oltre a queste serie, tra le novità del 2015 segnalo con piacere Casual, Difficult People, Raised by Wolves, Life in Pieces e Clipped.

Oltre a queste serie nuove di zecca, ci sono state anche altre rivelazioni e altre conferme, come Please Like Me, Grimm, Fargo, Review e miei personalissimi recuperi di serie come Warehouse 13, The IT Crowd, How I met Your Mother, Inside no.9, Silicon Valley. Ma ne parliamo poi, eh.

Per il momento, come si suol dire, “Stretta è la foglia, larga è la via, dite la vostra che ho detto la mia” o anche.

Kiss kiss (bang bang)

8 pensieri su “Troppe serie tv, troppo poco tempo – una guida personale alle migliori del 2015

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